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L’ARTE PER TUTTI IN UN MINUTO

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“Un minuto d’arte” è il nuovo libro di Daniela Collu, laureata in Storia dell’arte, blogger, conduttrice radiofonica e televisiva. Il libro è nato durante e dalla pandemia, con un format e un approccio molto particolare. Il sottotitolo infatti recita: “60 capolavori per riscoprire il piacere dell’arte senza filtri, senza soggezione, e con uno sguardo libero. Il tuo.”

Il minuto d’arte in realtà nasce su Instagram, con delle stories dedicate a piccoli spunti su opere e autori. E l’idea è proprio questa, che basti un minuto per accendere la curiosità e magari per far nascere l’interesse e poi anche la passione. Durante il primo lockdown questa piccola consuetudine si trasforma in un libro, un libro atipico per la libertà con cui è stato scritto e con cui si rivolge al suo pubblico.

Innanzitutto la scelta delle opere, che non è stata dettata da canoni particolari; nessuna regola per la scelta delle opere se non quella del gusto personale dell’autrice. Atipico (e difficile, soprattutto) anche scrivere un libro sulla storia dell’arte in un periodo in cui gli archivi e le biblioteche erano chiusi. L’autrice si è dovuta basare solo sulle sue conoscenze, sulla sua memoria. Di ogni opera scelta non ci spiega l’intera storia, non ci dà una spiegazione da manuale, ma ci rende un aneddoto. E lo fa in modo familiare, come se ce lo stesse raccontando davanti a una tazza di caffè. Anche qui sta l’originalità: un libro sull’arte, ma con un linguaggio schietto e familiare. La volontà è quella di superare l’accademismo, di raggiungere un pubblico più vasto e diverso.

Il libro ha uno spirito divulgativo, ma può essere una lettura estremamente piacevole anche per chi già è interessato alla storia dell’arte, per l’estrema varietà delle opere e per la particolarità degli aneddoti, che anche gli addetti ai lavori possono non conoscere.

Nella presentazione del 16 gennaio per “exibart”, in collaborazione con Libreria Teatro Tlon, Daniela Collu ha raccontato della nascita del libro e della sua scrittura, mostrando tutta la sua spontaneità e vivacità. Quando l’intervistatrice ha fatto notare, positivamente, come “Un minuto d’arte” fosse una lettura adatta ad ogni momento, anche all’attesa dal parrucchiere, Collu non solo le ha dato ragione, ma ha detto scherzando che vorrebbe che il suo libro sia “un libro da cesso”.

Insomma, una di quelle cose da leggere anche al bagno, in una pausa qualunque.

Nella presentazione, oltre al libro, si è parlato del mondo dell’arte. Del fatto che la pandemia in Italia abbia avviato una digitalizzazione che in molti musei di altri paesi era già presente; uno dei pochi aspetti positivi sia la maggiore fruibilità online di opere e cataloghi che sicuramente era necessaria da tempo.

Si è parlato di pubblico e di come i musei stiano sperimentando nuove strategie per avvicinarlo. Ormai oltre al pubblico fisico esiste anche quello digitale. Per esempio recentemente gli Uffizi sono approdati su Tiktok e hanno utilizzato nuove strategie di promozione. Quest’estate si è scatenato un grosso dibattito legato a una foto di Chiara Ferragni agli Uffizi, davanti alla “Venere” di Botticelli. Al di là della descrizione del post degli Uffizi, su cui si potrebbe discutere, moltissime critiche esprimevano preoccupazione per Chiara Ferragni in quanto utente del museo e su quali tipi di visitatori avrebbe potuto attirare agli Uffizi. Collu si esprime fortemente contro questa idea classista dell’arte; l’obiettivo di chi dedica la propria vita all’arte dovrebbe essere quello di non farla marcire in musei per soli esperti! È importante ed è positivo riuscire ad avvicinare un pubblico che normalmente non verrebbe raggiunto. È importante che si parli di arte, che l’arte diventi un sapere comune. E se la foto di Chiara Ferragni ci avvicina almeno un po’ a questo è già una vittoria.

Uno dei motivi per cui Daniela Collu è stata spinta a studiare storia dell’arte è stato per il mistero e la fascinazione dell’arte contemporanea. Un’altra domanda che le è stata rivolta durante la presentazione era proprio legata a questo. Perché non capiamo l’arte contemporanea? Collu ci invita a cambiare prospettiva: non capiamo tutto quello che ci è contemporaneo, non solo l’arte, ma anche la danza, il teatro. Cosa diventa arte? Quello che sopravvive nel tempo. Ci fidiamo di qualcosa che è arrivato fino a noi anche se non lo capiamo immediatamente. L’arte contemporanea non ha ancora subito questa legittimazione del tempo e le cose più recenti e più sperimentali non sono qualcosa a cui il nostro occhio è abituato, anzi servono proprio a ferirlo. Lo scopo dell’arte contemporanea non è quello di farsi capire, ma proprio quello di farci dubitare, di farci chiedere: come? Perché? Se ce lo chiediamo siamo già a metà del lavoro.

Francesca Torchio

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